e ancora
ARPAGONE
Come Pantalone, al quale pare si sia ispirato Molière (1622-1673) nella creazione del suo personaggio, Arpagone è un vecchio avaro, sempre beffato per la sua cupidigia.
Egli è la personificazione dell'avarizia.
Non soltanto custodisce il denaro che ha, ma cerca sempre di accrescere il suo patrimonio, fino a diventare usuraio.
Il denaro e la mania di possederne sempre di più sono per lui così importanti da fargli dimenticare tutto
il resto e portarlo alla follia.
Arpagone arriverà al punto di afferrare il proprio braccio, credendo di raggiungere il ladro del suo denaro!
Il termine latino"Harpàgo" nel senso figurato di "arraffatore" si trova gia nelle commedie di Plauto.
Sempre più interessante, a domani
martedì 10 gennaio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
LE MASCHERE
e poi
ARLECCHINETTA
Insieme con Corallina, Colombina, Pasquetta, Eulalia e altre, fa parte della schiera delle servette,
presenti nel teatro della Commedia dell'Arte Italiana fin dal 500.
Queste servette chiaccheravano molto volentieri ed erano quasi sempre molto maliziose,
sbrigative, pungenti, pronte a raccontare bugie per nascondere gli amori della padroncina e quelli propri.
Quasi sempre, alla fine della commedia, sposavano il loro arlecchino o un altro servo.
In generale si esprimevano in Toscano; a volte però usavano il dialetto locale.
Nel 1696, la servetta indossa per la prima volta, nella commedia "La fiera di Bezon", la giubba
e la sottana a scacchi multicolori che le faranno mutare il nome in Arlecchinetta.
E ancora altre ci attendono.... a domani
ARLECCHINETTA
Insieme con Corallina, Colombina, Pasquetta, Eulalia e altre, fa parte della schiera delle servette,
presenti nel teatro della Commedia dell'Arte Italiana fin dal 500.
Queste servette chiaccheravano molto volentieri ed erano quasi sempre molto maliziose,
sbrigative, pungenti, pronte a raccontare bugie per nascondere gli amori della padroncina e quelli propri.
Quasi sempre, alla fine della commedia, sposavano il loro arlecchino o un altro servo.
In generale si esprimevano in Toscano; a volte però usavano il dialetto locale.
Nel 1696, la servetta indossa per la prima volta, nella commedia "La fiera di Bezon", la giubba
e la sottana a scacchi multicolori che le faranno mutare il nome in Arlecchinetta.
E ancora altre ci attendono.... a domani
domenica 8 gennaio 2012
LE MASCHERE
Frico ha fatto uno studio sulle maschere piû famose. Fotografie e notizie sono stati tratti da:
Tutte le maschere 1967 - Fratelli Fabbri Editori
Ecco la prima:
ARLECCHINO
Arlecchino è uno dei personaggi più famosi della Commedia dell'Arte.
Quando le maschere italiane cominciarono ad aver fortuna a Parigi, un comico italiano assunse il nome di Arlecchino, nome gia popolare in Francia, che si riferiva a un'antica leggenda nordica che narra di un re, Harlequin, condannato a corrrere e saltare senza mai fermarsi, inseguito da una chiassosa masnada di uomni e donne.
Anche Arlecchino non può mai stare fermo, è burlone, beffardo, cinico, sempre affamato: un miscuglio
d'ignoranza, d'ingenuità, di spirito e di grazia.
In origine il suo costume era costituito da calzoni rattoppati con pezze di vario colore e da un'orribile maschera nera, piena di bitorzoli che in seguito venne sostituita con un'altra più piccola e più graziosa.
Anche l'abito venne abbellito con delle losanghe multicolori; tuttavia Arlecchino conservò attraverso
i secoli due elementi importanti: la "scarsela" e il "batocio" cioè una borsa alla cintura (sempre vuota)
e il bastone per menar botte alla cieca...
il seguito alla prossima puntata
Tutte le maschere 1967 - Fratelli Fabbri Editori
Ecco la prima:
ARLECCHINO
Arlecchino è uno dei personaggi più famosi della Commedia dell'Arte.
Quando le maschere italiane cominciarono ad aver fortuna a Parigi, un comico italiano assunse il nome di Arlecchino, nome gia popolare in Francia, che si riferiva a un'antica leggenda nordica che narra di un re, Harlequin, condannato a corrrere e saltare senza mai fermarsi, inseguito da una chiassosa masnada di uomni e donne.
Anche Arlecchino non può mai stare fermo, è burlone, beffardo, cinico, sempre affamato: un miscuglio
d'ignoranza, d'ingenuità, di spirito e di grazia.
In origine il suo costume era costituito da calzoni rattoppati con pezze di vario colore e da un'orribile maschera nera, piena di bitorzoli che in seguito venne sostituita con un'altra più piccola e più graziosa.
Anche l'abito venne abbellito con delle losanghe multicolori; tuttavia Arlecchino conservò attraverso
i secoli due elementi importanti: la "scarsela" e il "batocio" cioè una borsa alla cintura (sempre vuota)
e il bastone per menar botte alla cieca...
il seguito alla prossima puntata
sabato 7 gennaio 2012
un'idea per risparmiare
Ecco cosa ci scrive il nostro amico Frico
ecco la mia sciarpetta, comprata in argentina in un negozio di prodotti artigianali locali, costava una ventina di euro mi pare, forse anche meno non ricordo di preciso, comunque poco rispetto a quello che si paga qua in Europa, magari non sarà la selezione di lana più fine, però tiene caldo e comprarla qua non me la sarei potuta permettere, credo servano diverse centinaia di euro.
![]() |
che dire, ci sembra una buona idea
per il prossimo shopping tutti in ARGENTINA
domenica 1 gennaio 2012
E, di nuovo, ....
.... A U G U R I I I I I I.
Un Felice Anno Nuovo: a furia di ripeterlo lo sarà di sicuro :-)
Un Felice Anno Nuovo: a furia di ripeterlo lo sarà di sicuro :-)
domenica 25 dicembre 2011
sabato 24 dicembre 2011
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